MOBILI BASILE di GIOVANNI BASILE

CHI SIAMO

Tradizione e mobili

Custodi di una tradizione che si rinnova nel tempo

Mobili in legno

Le molteplici, multiformi attività nelle quali si è cimentata la famiglia Basile da Cirò Marina (KR) risalgono all’intraprendenza di Salvatore Basile, che, nel 1892, come molti suoi conterranei e contemporanei, ebbe il coraggio di tentare d’imbrogliare l’avverso fato della Calabria, varcando il gran mare oceano per raggiungere l’America alla ricerca di sconosciuti orizzonti e d’ignote speranze, nutrite da novissime opportunità di lavoro e di guadagno.

Salvatore Basile, pur estenuato dall’amarissima nostalgia della patria terra, resistette quindici asperrimi anni quotidianamente impegnato nei lavori più duri, più precari e sovente poco remunerativi, che a quel tempo venivano destinati agli emigranti italiani, spesso considerati dai padroni “Americani” poco più dei loro ex-schiavi neri solo perché‚ il colore della pelle italiana era un po’ più chiara, sebbene non rosea come quella degli anglosassoni.

Nonostante le frequenti umiliazioni, Salvatore Basile seppe resistere ben quindici anni nella terra promessa americana e, lavorando alacremente di giorno e di notte, non soltanto seppe conquistare la fiducia e l’apprezzamento dei suoi datori di lavoro, ma riuscì addirittura a far ritorno in patria con un rispettabile gruzzolo, risparmiato a cent a cent secondo il tipico stile della “formica” italiana. In America, Salvatore Basile non aveva soltanto duramente lavorato e saggiamente risparmiato, ma aveva soprattutto radicalmente mutato il modo di vedere e d’intendere il lavoro, ritenuto nel suo paese un specie d’ineluttabile e quasi infamante servitù feudale. Egli prese coscienza che l’onestà del lavoro unita alla giustizia sociale e alla saldezza di principi morali è la via maestra del riscatto dell’uomo. Dunque, Salvatore Basile fece ritorno nel suo povero arretrato paese, ancora denominato Marina di Cirò, animato da idee chiare e da propositi innovativi da applicare nei non facili campi dell’industria e del commercio.

Due ambiti di attività, che alla fine del primo decennio del Novecento possono ritenersi addirittura inesistenti nei piccoli paesi della Calabria, specialmente nelle cosiddette coste Marine, abitate ancora solo periodicamente da contadini afflitti dalla malaria o da povere famiglie di sparuti pescatori, che ogni giorno tentavano una magra fortuna con gusci di noce su un mare spesso infido e mai generoso. Lasciata alle spalle la dura ma innovatrice esperienza americana, Salvatore Basile si immerse di bel nuovo nel suo antico mondo di consuetudini secolari lentissime a scomparire se non refrattarie ai mutamenti: la penuria di denaro era così diffusa che il fantasma di commercio esistente si basava ancora sul “baratto”.

Pensili moderni

Salvatore Basile, prendendo atto della situazione, non si scoraggiò e confidando nella forza autenticamente reale del suo gruzzoletto americano, impiantò una piccola impresa edile perché‚ aveva fiutato che la gente della Marina di Cirò andava evolvendo verso il desiderio di una stanzialità più duratura e meno precaria. Soprattutto nei piccoli proprietari terrieri era venuta crescendo la voglia di possedere una casetta vicino alla propria vignicciuola, al proprio campo. In tal modo le case edificate dall’impresa di Salvatore Basile cominciarono a sorgere qua e là, dapprima fornite di una sola stanza atta a cucinare, mangiare e dormire.
Poi, accanto a quella spartana dimora, qualcuno costruì un magazzino per riporre gli attrezzi necessari ai lavori dei campi, altri, tentati da un edonismo più smodato, desiderarono persino un forno.
Salvatore Basile accontentava tutti, adeguandosi alle esigenze di ognuno, soprattutto sapendo adattare a ciascuno le modalità di pagamento, sempre dilazionato, quando andava bene, alla vendemmia, alla trebbiatura, alla raccolta delle ulive, alla vendita di un capo di bestiame nella fiera della Madonna.

Quella che s’andava stanziando nella fertile Marina di Cirò non ancora bonificata, pur essendo gente dalle esigenze essenziali, non era tuttavia aliena a concedersi qualche comodità e persino alcune superflue vanità. Tornato dalla lontana terra oltremarina dei pionieri, Salvatore Basile seppe ben presto interpretare le vaghezze affioranti nei desideri espressi soprattutto dalle donne a sua moglie Giulia Pantuso, alla quale affida la gestione di un piccolo emporio di generi diversi: dalle stoffe alle teiere, dalle scarpe usate al vasellame, dai cereali ai primi semi selezionati per far l’orto vicino casa.

Continuamente sospinto dalla tenace alacrità imprenditoriale che l’aveva immerso oltre oceano negli ormai lontani anni di gioventù, nel 1919 Salvatore Basile trova il coraggio d’impiantare nella malarica Marina di Cirò l’embrione di un’industria modernamente concepita: una piccola ma efficiente distilleria d’alcool, che in seguito il figlio Carmine avrebbe sviluppato e ammodernato, adeguando di volta in volta gli impianti allo sviluppo industriale e alle istanze del mercato.
Difatti, la strada tracciata da Salvatore Basile fu fedelmente percorsa dal figlio Carmine, che non ebbe bisogno d’andare in America ad apprendere i principi e i metodi dell’imprenditorialità.

Divano in pelle

Li bastò seguire semplicemente i consigli del padre, da lui conditi con molto buon senso, mai dimentico delle inderogabili primarie necessità della sua gente, che ormai costituiva una grossa comunità, tanto che la Marina di Cirò, ottenuta l’indipendenza comunale, si trasformò nel comune di Cirò Marina, del quale Carmine Basile fu il sindaco dal 1950 al 1961, favorendo sempre il miglioramento civile, sociale ed economico soprattutto dei meno abbienti e dei più bisognosi, la cui massima aspirazione continuava a rimanere il possesso di una modesta abitazione da pagare con il minor cruccio e la massima dilazione temporale.

Carmine Basile seppe comprendere le inesorabili esigenze economiche della sua gente, costretta nel frattempo a trovar scampo al durissimo dopoguerra italiano emigrando in Germania e in Svizzera, da dove le “rimesse” pervenivano ben scarne, però arrivavano sempre puntualmente e le mogli le convertivano in pane per i figli e in case da abitare come “i cristiani”.

Pur nella loro essenziale modestia, le case avevano bisogno anche di qualche mobile; così, nel 1948, Carmine Basile aveva pensato d’impiantare una falegnameria per la fabbricazione di mobilia; ma, sempre attento all’andamento del mercato, col diffondersi dei mobili di serie provenienti dalle grandi industrie del centro e del nord Italia, egli preferì specializzarsi in questo nuovo commercio, che dava maggiori garanzie di successo anche per le mutate e migliorate condizioni economiche della gente: specialmente i giovani , pur estenuati dal duro lavoro all’estero, quando facevano ritorno al paese intenzionati a metter su famiglia, manifestavano il desiderio di lasciarsi allettare volentieri o con minori resistenze dalle tentazioni edonistiche rappresentate da una cucina linda e razionale, da un elegante salotto per ricevere, da uno spazioso tinello, da una vezzosa camera matrimoniale.

Nello stesso tempo anche le donne cominciarono a pretendere maggiori attenzioni ai diritti della loro femminilità fin troppo spesso conculcati e sovente sacrificati sull’altare delle quotidiane impellenze e contingenze.

Così nel 1960, Giovannina Marino, sagace interprete degli inespressi desideri dell’altra metà del cielo, indusse il marito Carmine Basile ad affidarle la gestione di una gioielleria, in cui vigeva un particolare rapporto di commercio basato essenzialmente sulla stretta relazione amicale, quasi di segreta connivente alleanza tra la venditrice di aurei vezzi e le compratrici di effimere vanità, pagate sempre ratealmente con magrissimi risparmi o con i precari guadagni ottenuti da un minuto e sotterraneo commercio domestico basato sul baratto di uova fresche o di svariate provviste stagionali.

Letto matrimoniale

Nel frattempo Carmine Basile con il valido aiuto e l’operoso contributo dei cinque figli maschi Natale, Salvatore, Giovanni, Cataldo e Carlo dette nuovo impulso a tutta la sua molteplice attività, rammodernando gli impianti della distilleria d’alcool fondata da suo padre, dotando l’impresa edile di autotrasporti e di impianti di bitume e calcestruzzi, ingrandendo nel contempo il commercio di materiali da costruzione. Il figlio Giovanni, subito dopo il conseguimento del diploma di geometra nel 1968, fu avviato dal padre a dirigere il settore dei materiali da costruzione e poi, nel 1982, si dedicò con più spiccata vocazione al commercio dei mobili, nel quale meritò le più belle soddisfazioni dopo il 1995, allorché con la diretta compartecipazione e la collaborazione con la celebre ditta Berloni di Pesaro, Giovanni Basile seppe proporre i manufatti del suo mobilificio all’attenzione di tutta la Calabria, avvalendosi di un’ equipe di ben venti collaboratori, di cui cinque specialisti non solo nella vendita di prodotti, ma soprattutto nell’arredamento d’interni anche per mezzo della computerizzazione.

Naturalmente, non estranea al successo dell’azienda familiare è la moglie di Giovanni Basile, la signora Vittoria Conci, sempre prodiga di consigli al marito ed al figlio Carmine al quale vanno affinando insieme una saggia capacità imprenditoriale. Dall'anno 2005, terminati gli studi universitari in Economia Aziendale, Carmine prosegue la tradizione di famiglia con assennata consapevolezza e professionalità.

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